Infatti, in un momento in cui le voci stavan per volgere alla calma, si udirono prima due, poi quattro, poi sei suoni che chiameremo assolutamente ingiustificati ed altrettanto inarticolati. Suoni plebei, se così vuol dirsi, di non dubbia origine e imputati a vergogna dalle persone civili. Il povero Mostardo non avrebbe voluto aver udito; si invermigliò fin sulla fronte; tossì, guardò il soffitto. Urlò verso la stanza attigua un:

— Vergogna!... — che parve un terremoto; poi, presa sotto braccio Ninon Fauvétte, le disse:

— Andiamo... andiamo...

E la trascinò giù per le scale.

Egli sapeva bene di che fossero capaci quegli avanzi di galera. E proprio il giorno in cui incominciava a costruire la sua nobile vita gli capitava una simile porcheria! Che ne avrebbe pensato Ninon?... Non si arrischiava neppure di levarle gli occhi in volto.

— Perdonatemi, Mignon...

Ella lo guardò con la più semplice aria del mondo e la più pura:

— Perchè dovrei perdonarvi?...

— Proprio... non ne ho colpa io...

— Ma di che?...