— Ma sicuro!...

— Cercarono adunque per tutte le contrade d'Israel, una bella fanciulla: e trovarono Abisag Sunamita, e la condussero al re.

«E la fanciulla era bellissima e governava il re...».

A tal punto gettò il libro da parte e gridò:

— Questa è una porcheria!... Hai capito a che cosa riducono il governo questi monarchici?... Ma se un repubblicano scrivesse cose simili, per poco che potesse toccargli sarebbe la prigione per oltraggio al pudore!...

Scostò con disgusto i libri, si tolse gli occhiali e uscì. Ma l'aria, ma la notte, ma il silenzio non vinsero le sue preoccupazioni. Ormai era preda di un assillo continuo: studiare, istruirsi. Doveva leggere, leggere. Tornò a casa e per tutta quella notte lesse.

Lesse tutta la notte e consumò tre lunghe candele, ma quando ebbe finito Il Conte di Montecristo si domandò:

— E adesso?...

Infatti gli pareva di non saperne molto più di prima. Però bisognava convenisse seco stesso che si era divertito. Il diletto lo spinse a continuare. Così accadde che il Cavalier Mostardo, per prepararsi a una maggior vita politica, fosse gran lettore di romanzi. Ne lesse d'ogni risma e di ogni virtù; occupò in tale faccenda quasi tutte le sue notti. E non ebbe predilezioni, non si preoccupò di autori o di generi; con la stessa agilità passò da Walter Scott a Guido da Verona; da Gabriele D'Annunzio a Castelvecchio. Gli piacquero tanto le avventure poliziesche quanto gli idillii; ma, dopo un mese di tale ginnastica, dovè fronteggiare una nuova crisi.

Spuntò sul suo orizzonte la donna.