E il Secco:
— Avete fatto un bel centro!...
Il Cavalier Mostardo che si era chinato sul ferito, si rizzò, e, rivolto al Secco, disse:
— Accendi la lanterna cieca.
Fu fatto. Ma anche quando la rossa luce della lanterna investì l'uomo disteso e dolorante, non venne fatto di ravvisarlo di un subito. Lo sconosciuto si ostinava a nasconder la faccia. Allora il Secco gli si accostò e, costrettolo a piegarsi da lato, lo investì in pieno con il suo fascio di luce.
Primo a riconoscere il ferito fu il Cavalier Mostardo, il quale, fra il gaio e il dubbioso, si domandò:
— Ma non è il conte Polpetta?...
— Sì!... È il conte Polpetta!... — gridò la masnada e scoppiò in una risata sonorissima.
Allora, vistosi scoperto, il povero conte pensò che era, per lui, cosa assai migliore quella di non starsene più supino sulla strada, sì che, levatosi, prima in ginocchio, poi sulle tremanti piote, senza pur mai distaccar la mano dalla parte lesa, ristette pien di dubbio e di timore dinanzi a coloro che egli riteneva fierissimi nemici, pronti a fare di lui lo scempio più orrendo.
E così stando, senza trovar parola, continuava nella sua dolorante solfa: