La sua povera faccia rossigna e scarnita non era contrassegnata che da un lunghissimo naso e da un pizzo grigio tenuto con ogni cura. Due occhietti affondati nell'orbita, sotto due folte sopracciglia caratterizzavano quel suo volto fra malinconico e spaurito, con lampi di vecchio orgoglio, soggiogato ormai dalla troppa povertà e dal troppo timor della vita.
Tale era il conte Ildebrando Poldi, detto altrimenti il conte Polpetta.
— L'avete veduto? — domandò il Cavalier Mostardo. — E vi pare sia giusto maltrattare quest'uomo?
— L'ha rasôn! — mormorarono i sozii.
— Sicuro che ho ragione! — Poi, rivolto al conte Ildebrando, domandò: — Dove sono le vostre terre?
— Sono qui.
— Quanti campi sono?
— Un campo e mezzo.
— Chi lo lavora?
— Siamo in quattro!