Questi per un attimo restò solo, la mano sulla sua ferita, fermo sul margine di un fosso; poi, come udì sopraggiungere, da non molto lontano, un suon di voci, non seppe nè più volle saper niente nè di terre, nè di grano, nè di comunismo; ma, trovata una inconsueta agilità, saltò il fosso di un solo balzo, e, forzata la siepe, fuggì a tutta corsa pei campi come se avesse alle calcagna una muda di molossi.
Conchiuso che fu l'incidente col conte Ildebrando e cessati i commenti varii sull'impallinatura che aveva convertito il didietro del campione comunista in una rosa di tiro, la comitiva proseguì in silenzio per la sua destinata strada e il Cavalier Mostardo battè il passo alla virtuosa canaglia.
Si erano dilungati dalla città del Capricorno e avevan sentito giungere sul vento i tocchi della campana della Torre del Comune. Suonava la mezzanotte.
— Giungeremo in tempo — disse Mostardo.
— Sì, ma saranno tutti a letto! — ribattè il Cieco di Civitella.
— Magari!... Ma non aver paura, chè li troveremo a guardia dell'aia.
La campagna odorava forte. La brezza notturna aumentava la lena dei pedalatori. Sarebbe stato un bell'andare così, per le strade dei campi, nella dolce notte di giugno, se il cuore fosse stato in pace, se non si fosse dovuto pensare ad altro che a godersi quelle ore di vita placida fra stelle e grilli, in un disteso riposo. Ma era ben altro il compito di Mostardo ed egli doveva porre, nel suo preventivo di battaglia, anche la possibilità di buscarsi una bella schioppettata nel petto e di andarsene via rantolando, verso un qualsiasi fosso ad esalarvi l'animaccia sua. Quella sua animaccia che aveva sfidato tante volte la morte nell'America del Sud, in Grecia, in Albania sempre fedele all'Idea, alla Santa Carabina, all'Umanitarismo.
Libertà, libertà per tutti e abbasso i Troni e gli Altari!
Ah, giovinezza su metereolitica, per le atmosfere delle varie terre! E perchè aveva voluto combattere per gli altri, perchè si era offerto disinteressatamente solo per il trionfo dell'Idea, era stato maltrattato da coloro che avrebber dovuto accoglierlo come un fratello. Mondo cane! E una volta, sì, aveva steso di traverso due greci, e aveva stretto la mano a un turco (c'era anche Rigaglia!), ma il turco era un galantuomo e i due greci avevan preso Mostardo per qualche insensato di alta montagna.