— Non hai veduto i mobili?
— Io non ho veduto niente.
— Come?... Non sei stato presente?...
— No!... Perchè non posso veder sciupare tanti quattrini!
Il Cavalier Mostardo sorrise e si sorrise. Si vedeva tutto quanto nel grande specchio, in un'immensa cornice dorata. Si era vestito a nuovo. Abiti giunti quella stessa sera, di purissimo taglio inglese. Un solo vestito gli costava duecentocinquanta lire!... Uno sproposito!... Però quale differenza!... Eccolo là, in fondo allo specchio, rinnovato! Un uomo distinto, veramente. Gli pareva di esser nato il giorno prima, anzi la stessa sera. E sotto lo sgargiante vestito, quale, ma quale cuore!... Tutte le quattro stagioni in un sogno!... Quattro stagioni e quattro primavere: quattro porte spalancate.
— Venite... Venite, Cavalier Mostardo!... Ed eccolo in mezzo ai balli e fra le donne gentili.
Eccolo ad ascoltare i sussurri:
— Che bell'uomo!...
— Quale portamento!...
E c'era una strada per la sua fortuna, proprio nel mezzo del mondo, nel cuore dell'Universo.