Se ricordava la sua fanciullezza trascorsa fra l'officina di un fabbro ed il retrobottega di una farmacia; se si rivedeva così, povero e erratico, come il cane di nessuno; senza una casa: un po' accolto dall'uno, un po' dall'altro e maltrattato da tutti; se si rivedeva giovane e senza altra gioia all'infuori di quella di andarsene, nei pomeriggi delle domeniche, lungo i greti del fiume a respirare un po' di campagna, un po' di silenzio e di pace e sempre stretto dal bisogno, tanto che quasi metà della sua vita non si era riassunta che nel verbo penare; se ripensava alla sua triste ventura e al suo cuore più timido e solitario che aveva sempre desiderato ciò che non gli era stato concesso a tempo, dal fondo della sua più schietta anima, che era quella di un buon campagnuolo innamorato perdutamente delle cose candide e eterne, saliva la muta malinconia che in sè si accora e non cerca parole, e non vuole palesarsi perchè è fatta vergognosa dal mondo che non potrebbe intenderla. Di tale malinconia, che è un po' di tutti i romagnoli di razza, egli era schiavo e geloso, e, quando la sentiva arrivare dal fondo di una memoria lontana, come un canto nostalgico su di un vento di primavera, al crepuscolo, quando la sentiva arrivare scantonava per le strade degli orti, se era in città; e, se era in campagna, dimenticava tutto e tutti e se ne andava lungo un filare di olmi e di viti, l'orecchio attento ai più lontani e tenui e dolci suoni, l'anima persa nell'attesa misteriosa della vita. Non sapeva neppure lui perchè questo gli accadesse e non si domandava perchè gli accadeva; condotto dal suo cuore andava così, alla deriva, e in questi silenzi suoi, in cui si perdeva un pianto interiore senza parole e senza volto preciso, era la sua musica e la sua poesia, le due sole cose del mondo per cui l'uomo può chiamarsi tale e sentirsi migliore a volte.

Non si guardò più allo specchio; finì di vestirsi, il volto atterrato. Pensava lontano. E non pensava precisamente: sentiva una volontà, una necessità imperiosa di scantonare per la prima strada, per non saper più niente, per non udir più niente, ma forse solo lo stridìo armonioso di un verzellino, dall'ombra di un brolo.


Qualcuno bussò alla porta, ma con discrezione. Certo non era Rigaglia. Rigaglia entrava senza domandare permesso; era sempre in casa sua. Chi poteva essere mai? Guardò un poco la porta prima di rispondere, poi domandò:

— Chi è?... — ma la sua voce non fu gradevole e di buon invito.

— Sono io!... — Un falsetto sottile. Che voce era quella?

— Io, chi?

— Io!...

Si accostò all'uscio; disse:

— Avanti...