Data simile manìa, era più che naturale che non ricevesse nessuno ed in fatti anche il moro Fabrizi non compariva che rarissimamente benchè fosse il solo e grandissimo amico del gobbo Pulizia. Ma la sola idea di trovare l'ombra di un'orma sui pavimenti lucidissimi immalinconiva il povero gobbo il quale, d'altra parte, all'infuori di questa, non aveva altre manìe. Ma questa era una manìa seria che non si limitava alla casa, ma a tutti gli oggetti della casa, compresa la sua persona. Infatti il gobbo Pulizia faceva il bagno due volte al giorno; la mattina e la sera e portava sempre in tasca un pezzo di sapone da bucato e uno spazzolino di setole. A volte, durante la notte, si ridestava all'improvviso, colto dalla sua ossessione e correva a lavarsi. Nella sua stanza da letto erano sempre, per ogni evenienza, un mastello e tre grandi secchi ricolmi di acqua, senza contar le catinelle. Aveva adottato un W. C. di sua invenzione, nel quale l'acqua scorreva perpetuamente e scaturiva da ogni parte in getti, in cascatelle, in zampilli incrociandosi e sfrangiandosi nei giuochi più svariati, tanto che pareva una fontana monumentale. Non vi mancava che una statua e da statua funzionava il gobbo Pulizia quando ve lo costringevano le sue estreme nonchè umili necessità. Allora egli diventava una nàiade, benchè non disponesse dei vezzi di una ninfa; diventava una nàiade e metteva in guazzo la parte opportuna, la qual parte, investita da ogni banda dai festevoli giuochi d'acqua, si sollazzava e si purificava adempiendo al suo compito estremo. Una volta al moro Fabrizi, che cercò di servirsi di tale arnese senza conoscerne il perfetto congegno, toccò la sventura di prendere un bagno compiuto e di beneficiare di un discreto spavento, tanto che ebbe a soffrire, per il resto della sua vita, di una stitichezza ostinata.
Dopo tutto quanto abbiamo detto, lo strano si era che, varcato l'uscio di casa sua, il gobbo Pulizia diventava un uomo come tutti gli altri e poteva essere altrettanto sudicio quanto l'amico suo carissimo Fabrizi; perchè il moro Fabrizi era fra i più grandi sudicioni della Città del Capricorno.
Come mai l'amico Cesare e l'amico Ciliegia si fossero appaiati per diventare inseparabili, era un mistero nel grembo di Dio. Fatto sta che non si vedeva il gobbo Pulizia senza vedere il moro Fabrizi e viceversa.
Il quale moro Fabrizi, pure essendo benestante come l'amico suo, tanto ostentava la trascuratezza, da sembrare quasi un pezzente. E mentre il gobbo Pulizia era accuratamente sbarbato ogni giorno, il moro Fabrizi si faceva radere una volta ogni due settimane tanto che sembrava per il resto del tempo un cinghiale domestico che grufolasse per i caffè e le osterie della Città del Capricorno. E i suoi vestiti erano unti e bisunti, tanto da diventare impermeabili. Del resto non li cambiava mai, come non cambiava mai le scarpe e il cappello e non si lavava mai le mani.
Una volta che il gobbo Pulizia si azzardò a domandargli:
— Perchè non ti lavi mai?
Gli rispose:
— Perchè è inutile lavarsi se ti devi insudiciare subito. Io faccio un bagno di pulizia ogni tre mesi, consumo due pezzi di sapone e basta. Questa è salute, amico mio. I nostri vecchi non si lavavano mai e campavano fino a cent'anni. Bisogna lavar lo stomaco con del buon vino, questo sì! Ma il difuori è degli sciocchi.
Il gobbo Pulizia non aveva rifiatato. Del resto si trovavano d'accordo sulla Repubblica. Forse la Repubblica faceva loro chiuder gli occhi sul resto.
Erano accanitissimi partigiani, ligi al verbo del Maestro e strepitanti per ogni pubblico ritrovo per buona parte della giornata. Il gobbo Pulizia disponeva di una voce acutissima e di buone argomentazioni; il moro Fabrizi era meno dialettico ma sosteneva il compagno con fede intemerata e con la forza de' suoi muscoli. Dovendo discutere di politica, in Romagna non è mai male disporre di buoni muscoli.