— Posso andar via? — domandò Rigaglia e interruppe l'incantesimo.

— Sì, va via, va via! — gli rispose rudemente il Cavalier Mostardo. — Va via: togliti d'attorno!

Rigaglia non rifiatò; il viso atterrato, come soleva sempre, il capo curvo fra le grosse spalle se ne andò scarpicciando.

— E domani cambiati le scarpe — aggiunse indignato il Cavaliere. — In casa mia non voglio vedere le scarpe coi chiodi.

Impresse forza alle ultime parole. Incominciava a sentirsi grande.


Si tolse il cappello sulla marmorea soglia, non appena premette il bottone del campanello elettrico. Aveva fatto le scale pian piano, pian piano guardando le statue e le lampade.

Chi glie lo avesse detto vent'anni prima!...

— Tu, in casa dei marchesi Alerami... vicino alla signora...

La porta si aprì. Ecco il cameriere gallonato. Lo conosceva bene, ma finse di non ravvisarlo.