— Scusi... chi cerca?...
— Sono in casa le signore?
— Sì. Chi debbo annunziare?
Il Cavaliere stava per dire il suo nome, ma si trattenne. Offrì un biglietto da visita largo una spanna. Allora, con poco tatto e con mal celato disprezzo, il cameriere lesse il nome:
— Giovanni Casadei...
Mostardo sentì un gelo improvviso. Non era più abituato al suo umile triste nome! Nessuno lo chiamava così: egli era per il popolo e per l'aristocrazia il Cavalier Mostardo.
Certo in quel punto sentì ridestarsi i suoi fieri, impetuosi istinti di eroe popolare e si sentì prudere le indelicate mani. Ebbe un tuffo al cuore, arrossì, squadrò l'uomo dalla livrea e gli chiese in pretto italiano, non senza dignità di tono e di aspetto:
— Chi vi ha insegnato a leggere i biglietti che vi danno?
Il cameriere levò la faccia e sorrise con sufficiente malgarbo. Rispose:
— Se debbo sapere chi siete!