Come sulle porte dei macellai di campagna, la storia ha i suoi giorni segnati ed espone il cartello per le turbe in continuo affanno:

«OGGI SI AMMAZZA!».

Vi sarà carne per la fame e per lo scialo di molti, ma qualcuno rimarrà senza, per conservare la rossa sementa della nuova tappa più o meno lontana. Il progresso è solo delle esigue minoranze minacciate di continuo dalla barbarie che non si può snidare dalle moltitudini.

In meno di un'ora i braccianti aprirono la strada fra i campi. Allora si fecero innanzi i pontieri seguiti dal carro carico di fascine. Si dovevano colmare due grandi fossi per far passare le trebbiatrici. Anche questa volta l'opera fu come una febbre.

Poi venti uomini armati si spinsero fino all'aia dei Battisti. Si udiva, di lontano, il fragore e il rombo della trebbiatrice messa in moto. Pulôn, per ingannare i gialli, fingeva di trebbiare tranquillamente il suo grano rosso con la sua macchina rossa.

L'aia dei Battisti era deserta. Intorno intorno, dietro le siepi, per le callaie, lungo i fossi non era anima viva. Evidentemente i gialli avevan dimenticato i Battisti. Il colpo si presentava di sicura riuscita. I venti esploratori ritornarono di gran corsa. Trovaron Pulôn che li attendeva a mezza strada.

— Va bene? — domandò Pulôn.

— È la volta nostra!... Bisogna far presto!... — rispose Calisto che era un bracciante analfabeta e anarcoide.

— Non c'è nessuno a guardia dell'aia?

— Nessuno.