Ripobblica!

Si scagliò all'assalto dei rossi.


Non occorre raccontare quanto accadde in seguito. Non insistendo i rossi nel loro proposito, vennero a un patto coi gialli i quali permisero loro di trascinare la loro macchina altrove. Fu segnata una momentanea tregua. La Repubblica era generosa e Pulôn se ne andava con una solenne scornatura. Ma non si era che agli inizi e la lotta si spostava di aia in aia, di parrocchia in parrocchia, sempre più accesa.

I Battisti erano comparsi tutti quanti: uomini, donne e fanciulli.

Pierone, il capoccio, tentò di baciar la mano al Cavalier Mostardo che non si volle prestare al nefando segno della servitù antica.

— Voi, Pierone, siete un galantuomo, ma avete il torto di rimanere attaccato alla porcinaglia! Siete una vittima di Ticchi Marmissi e del perfido clero. Vi pare che nel nostro secolo, dopo l'ottantanove e con gli imbrogli universali che si preparano per domani, un uomo deva ancora baciar la mano a un suo simile? Toglietevi quel giogo, Pirôn, e venite con noi, nel nome dei proclamati diritti dell'uomo e nel segno della santa libertà!

Pierone rise e chiamò le sue donne che dessero bere a Mostardo. Si fece innanzi una ragazzona giovereccia che recava un enorme boccale verde e un bicchiere stillante. Il Cavaliere si dissetò poi volse gli occhi intorno a cercare Rigaglia.

— Dov'è Rigaglia?

— È in casa — fece Pierone.