Senza nessun pensamento incominciò a contare i sospiri del chiù:

— Uno... due... tre... quattro... cinque... sei... sette... otto... nove...

Un gattaccio nero attraversò la strada. Carlotta, che se lo trovò fra le zampe, ebbe uno scarto improvviso e, quasi quasi, ruzzolava nel fosso col barroccino e tutto.

Mostardo riprese le redini:

C'sa fètt, Carlota?... (Cosa fai, Carlotta?...).

Ma non badò al gatto nero. Non era superstizioso.

Poco più innanzi si trovò ad un bivio. Bisognava decidere. Fermò la cavalla.

— Ci vado?

Il chiù continuava a cantare.

Azzidenti a j'usèll!... (Accidenti agli uccelli!...). Non ci vado?...