— E te, poverina (ora parlava a Ninon Fauvétte, fior di Parigi), puoi dormire i tuoi sonni tranquilli! Se ti ho compromessa ti dovranno rispettare come la Madonna del Fuoco!...
Ma nicchiava in sè, il buon gigante e, in verità, era turbatissimo. Anche la faccenda della marchesa non gli sembrava tanto limpida. Perchè, almeno, avrebbe dovuto telegrafare a casa! Ma lo scomparire così, come una giovinetta di sedici anni che si fa rapire da un passerotto innamorato; quel suo dileguarsi nella sera, quel discendere ad una piccola stazione e squagliarsi nel silenzio, non era nè logico, nè naturale.
— Amore?... Per Bios!... Ma una madre di famiglia che avrà quasi settant'anni?... Fosse una verginella con la sua pudicizia da custodire!... Andiamo!... A quell'età, se l'amore torna indietro, la fa più pulita!...
Allora non rimaneva che pensare a un tiro politico.
— Se hanno saputo che io la difendevo è certo che se la sono presa!
Bisognava che, prima di mezzogiorno, egli parlasse con la guardia del corpo. I signori Trancia e Giovannone dovevano rendergli conto esatto del loro operato nelle ultime ventiquattro ore e dovevano eziandio rispondere dell'inopinata assenza della marchesa.
Chiamò Rigaglia:
— Va fuori subito. Cerca Trancia e Giovannone e falli venir qui per mezzogiorno in punto. Hai capito?
— Sì.
Rigaglia se ne andò. Il Cavaliere discese nel cortile... gettò una occhiata verso la stalla e ancora gli prese una grande stretta al core. Povera Carlotta!... Dopo tutto era una bestia tanto affezzionata e vivevano insieme da dodici anni!