Cotesto giovane decrepito aveva il suo sesso nel suo cervello. Sani impeti e travolgenti strepiti non erano affar suo. La sua immoderata ambizione lo faceva untuosamente servile ed altezzoso a volta a volta. Era sempre una specie di libellula senza le ali: una gran testa sopra un tremolante tubo.
Ticchi Marmissi adunque, all'invettiva del Cavalier Mostardo, si sentì basire e, raccolto dal divano il floscio cappello, stava per svignarsela quando Libero Bigatti lo trattenne:
— Dove vai?
— Ho un affare molto urgente!
— Proprio adesso?
— Sì.
— Lo sbrigherai dopo. Dato l'attacco di quel bestione, non possiamo farci questa figura da vigliacchi!
— Ma che vuoi fare con quello là?
— Questo è compito mio. Non ti muovere e stai a vedere.
Ticchi Marmissi stette a vedere, ma non conviene dire ch'egli fosse soverchiamente divertito dalla cosa.