— Quale conto? Volete alludere agli innocui fasti del Cane Celeste?

— Io non so di tanti cani!... Chi ha la lingua, la sappia adoperare, e quando non sa adoperarla abbia il coraggio di assumere la responsabilità delle sue vigliaccherie!... Perchè, vedi, non so chi mi tenga, — ed era già a un passo dal tavolo di Bigatti e di Marmissi, — non so chi mi tenga dal prendere te, l'Apocalisse e questo pretuolo castrato, e dal schiantarvi le ossa a tutti quanti!... L'hai capita la storia?...

Il pavido Marmissi la capì subito perchè, raccolta la sua modesta penuria, scivolò via come l'ombra, buono buono, zitto zitto, piccino piccino. Ma Libero Bigatti non poteva ormai più fare altrettanto.

Tentò un'ultima strada. Restando sempre seduto, per dimostrare di non aver paura, disse:

— Spero non vorrete usare della vostra forza prepotente contro chi non saprebbe opporvi una forza uguale.

— Vedi che hai paura?... Lo vedi?... — E, rivoltosi al pubblico che non rifiatava: — Eccoli qua i Cavalieri dell'Apocalisse!... Abbaiano e scappano!... Bella gente!...

— Ma, se non mi sbaglio, io non sono scappato ancora.

— Ma ti raccomandi!

— Non mi sembra!

— Allora esci di lì e vieni a spiegarti...