Quando fu solo scrisse:
Cara Mignon del mio cuore,
Occhio per occhio e dente per dente! Questa notte tu mi hai aperta la strada del Paradiso! Grazie! Grazie! Sono contento come una Pasqua. Mi hai dato una bella soddisfazione, per Bios! E io ti ho trovata la marchesa. Sì, te l'ho trovata con tutti i suoi ammenicoli sana e salva. Sono bravo? Ma bisogna che rimanga dov'è. Ti dirò poi a voce.
A morte i TAMBURIERI!
Tu sei la mia COCCA! Allegri, Mignon! Non aver paura di niente. Io sono un galantuomo e so tener l'acqua in bocca! Fra noi non c'è stato niente. Se qualcuno parla, lo ammazzo.
Ah, quel letto di Napoleone! Quel letto di Napoleone!...
Rimase così, con la penna a mezz'aria, e guardava il soffitto. Cercava un'idea discreta per dir tutto e per non passare al di là. Però Napoleone lo disorientava un poco. Come avrebbe finito? Si prese la fronte fra le mani: ponzò, riflettè, rincorse l'idea. Ecco:
... L'avevano fatto per le vittorie...
Chi?... Ma il letto, evidentemente! E dopo? Forse bisognava parlar di battaglia. Ma non sarebbe stato troppo? E allora? Scartata la battaglia, che cosa rimaneva per arrivare alla vittoria?... E cancellare non voleva! Incominciò ad aver molto caldo. Rilesse:
— Ah, quel letto di Napoleone! Quel letto di Napoleone! L'avevano fatto per le vittorie... Già!... L'a-ve-va-no fat-to per le vit-to-rie...