poi vai a letto e non sei mai contento!...
Zìrolum era poeta. Era nato con questo estro cane! Aveva anche scritto un poema che aveva sempre a portata di mano: La Mazzineide.
— È il frutto delle mie prigioni. Io sono stato un perseguitato politico più del nostro Maroncelli e del molto reputato Silvio Pellico. Il Pellico scrisse le memorie delle sue carceri; io innalzai l'anima a Mazzini e mi venne fuori questa Mazzineide. L'ho riscritta tre volte. Per due volte la finii e i miei aguzzini me la portaron via e la misero al forno. Alla terza volta la scrissi col sangue su qualche lembo della mia camicia. Mi ricordo sempre che, arrivato al verso:
Così Mazzin, da fiera mole assalso...
— Ma si dice: assalito!...
— Non importa. Questa è una licenza poetica:
Così Mazzin, da fiera mole assalso;
Visto che nulla aveva di sè prevalso...
arrivato a questo verso, non avendo più niente da scrivere, dovetti adoperare il rovescio delle mie scarpe, sulle quali, con una scrittura minuscolissima, finii l'opera. Sono cinquemilaseicentoventidue versi, senza i titoli.
La Città del Capricorno conosceva la Mazzineide, se pur non si gloriava del poeta.