Non si era ben deciso di che si trattasse: se di un enorme incendio o della rivoluzione. Anche si parlava dell'uno e dell'altra insieme. Il contagio della paura faceva sbarrare porte e finestre. Usciva il popolo vero e la sottospecie dei Rigaglia. Le dame e le damigelle che si erano avventurate a fare la quotidiana passeggiata si rifugiavan per gli androni dei rari palazzi non ancora barricati. Per le chiese non sostavano che le piccole vecchie antichissime, le quali non udivan neppur più il baccano e non aspettavano che l'ora su la soglia di Dio. Ma gli scaccini volevan disfarsene; gli scaccini volevano chiuder le chiese perchè temevano il popolo evoluto. Si era mobilitato un esercito di popolani in bicicletta. Apparivan, qua e là, le donne rosse, le più accese; le mani sui fianchi, scapigliate e imprecanti. Gli agenti dell'ordine pubblico, scomparsi. Se il popolo avesse voluto dar di mano alla scure e schiantar tutto, padronissimo di farlo.
Alla Camera del Lavoro era un grandissimo affollamento, ma nessuno sapeva dire di che si trattasse. Un fermento improvviso veniva propagandosi fra la massa. Gli scontenti tempestavano. Si dovevano assalire palazzi e negozi e incominciar subito. Ma gli scontenti non avevano presa sul folto, che è sempre guidato, in Romagna, da un senso di giustizia e di onestà.
E la campana di allarme, dagli a suonare a distesa!
Ciò innervosiva anche coloro che eran leggendariamente calmi e padroni dei loro nervi.
Si vide l'onorevole attraversar la Piazza di gran corsa. Si vide Coriolano tenergli dietro penosamente. Ma sarebbe morto pur di essere là dove era il suo onorevole, in un frangente così catastrofico.
Anche il moro Fabrizi e il gobbo Pulizia correvano qua e là, l'un dietro l'altro.
Dan, dan, dan, dan, dan, dan...
Apparve la tribù dei molossi, guidata da Bucalosso. Rigaglia si era fermato, prudentemente, all'angolo di un vicolo che immetteva nella piazza.
Ecco l'avvocato Suasia, ecco l'ingegner Fias, l'avvocato Relli, Domokos Barbantini, Ildebrando Sgargi, Gerolamo Putti. Ecco Borgnini e la sua coorte; e il conte Polpetta, seguito dai soci dell'Isola Felice.
A una finestra del Palazzo del Comune, si affacciò il signor Sindaco: Alvise Alberghetti. Assoluto Malvagni si fermò sotto a un arco del Palazzo del Podestà; il viso fierissimo.