— Pronti!...
— Allora suona!
Si udì un rauco squillo, poi qualcosa accadde che parve, senz'altro, il finimondo. Da una distanza, come di voragine, salì il soffio del turbine, il boato del terremoto. Eran le antichissime volte del gran Palazzo che moltiplicavano e incupivano il suono.
Asdrubale Tempestoni, e il suo aiutante trombettiere, gridavano:
— Largo, largo, largo!...
— Attenti ai bambini!...
— State indietro!...
— Indietro, perdio!...
Ma la curiosità era grandissima; ma il cuore tremava nell'attesa.
— Ecco... vengono! — mormorava la folla.