Ma chiamava, dal fondo della campagna, una voce d'amore e, a quell'ora forse, una gran fiamma minacciava una creatura salita, in una sola notte, ai fastigi di un cuore.

Asdrubale Tempestoni, per motivi tattici, rimase fra la prima e la seconda pompa. Ma la prima era già in fondo alla Piazza, quando la seconda usciva dall'androne. Il povero Coriolano, che si era provato a tener dietro a Mostardo e boccheggiava ora, per l'asma, strappò una bicicletta a un amico e, inforcata che l'ebbe, partì pedalando. I figli di Bucalosso, arrivati in ritardo, si scagliaron dietro al padre e al duce. Il moro Fabrizi era al timone della seconda pompa; il gobbo Pulizia per didietro. Doveva ben fare qualcosa anche lui, povero gobbo, per meritare il perdono di Mostardo!

Ad uno ad uno usciron tutti i carri dall'androne del Comune e inseguirono il primo che filava come una saetta.

Spettacolo superbo!... Ma dove andavano?... Non importava saperlo. Conveniva correre a rovina. C'era forse qualcuno da salvare, in fondo alla campagna. Non si chiedeva niente; era un impeto generoso: via!... via!... via!...

La rivoluzione cambiò faccia. Fu aggiornata. Il popolo della Città del Capricorno aveva trovato qualcosa che gli piaceva quanto la Rivoluzione: il fuoco. L'anima sua si avventava al mistero del lontano incendio. Correre, per dieci, per venti miglia verso un gran barlume nel cielo notturno; correre verso chi implora, verso le donne e i bambini, verso gli uomini impossibilitati ad agire. Essere coloro che possono ancora portare la salvezza: i fratelli liberatori! Un senso oscuro e profondo di solidarietà umana contro il destino nemico aveva fatto scomparire, come per incanto, ogni ostilità, ogni fermento. Travolto dall'impeto dei volontari che si sottoponevano, solo per generosità, a una fatica mortale, il popolo volle essere pari a loro e si riversò per la campagna dietro i pesanti carri trainati dagli uomini. Se qualcuno cadeva, cento erano pronti a sostituirlo. Quando si accenda un simile ardore, nel cuor delle genti, ogni eroismo è possibile. Il Cavalier Mostardo e Bucalosso furon coloro che sgombraron la piazza salvando la pavida borghesia che già tremava d'orrore.

Primi i monelli, poi i giovani e gli anziani fecer fiumana giù per il Borgo fino alle porte della città, per riversarsi sulla strada romana che attraversava i campi, bianca e diritta.

Gli uomini tranquilli e più vecchi si avviarono a passo a passo verso la Porta dei Cotogni per veder se si scoprivano nel cielo le traccie del famoso incendio.

La Piazza diventava muta e deserta. Nessuno accendeva i fanali. Forse i lampionai si eran lanciati, con gli altri, all'inseguimento del Cavalier Mostardo e di Bucalosso.

Il vecchio Zìrolum, che aveva veduto Garibaldi, non poteva logicamente aspettare; doveva essere della partita; così indossata un'altra gabbana, se ne andò in bicicletta senza domandare il permesso al padrone.

— Ah, miseria del proletariato!...