E il padrone del Caffè del Gatto Bianco gli gridò dietro di non ritornare mai più, pur sapendo che Zìrolum sarebbe ritornato e che lo avrebbe ripreso senza aprir bocca.
Non è facile disfarsi di un uomo-istituzione, in una piccola città di provincia.
Era rimasto, impassibile e dominante, sotto l'arco del Palazzo del Podestà, Assoluto Malvagni, circondato dai suoi. Fra gli altri c'era anche il famigerato Borgnini. Assoluto Malvagni parlava molto gravemente, a quando a quando, atteggiando l'apostolica faccia a un sorriso sardonico. I compagni lo ascoltavano con riverente compunzione. Certo, qualcosa si veniva tramando a danno dei gialli.
L'onorevole attraversò la Piazza, la testa bassa, le mani annodate dietro le reni come chi deve portare il peso di gravissimi pensieri. Lo accompagnavano l'avvocato Suasia e l'ingegnere Fias. Scomparvero dietro l'angolo della chiesa, per la Contrada Grande.
Si vedeva tuttavia, oltre la Porta dei Cotogni, una grande nuvola di polvere entro la quale galoppava lontanando il popolo.
Ora lasciamolo correre, guidato dal Cavalier Mostardo, verso l'occulta anima del Fuoco.
Pochi eran rimasti ai tavoli del Caffè del Gatto Bianco, e, fra questi pochi, primeggiava la comitiva che abbiamo abbandonata sul punto in cui Asdrubale Tempestoni si era scagliato, in divisa di combattimento, fuor dell'androne del Palazzo del Comune.
Ora l'ex-onorevole Biancini, Cesare Baccicalupi, il giovane Malnessi, l'avvocato Gioacchino Albati e l'Uomo Pacato, dileguata la minaccia di una rivolta più o meno tempestosa, seduti intorno ad un tavolo, conversavano.
Dell'Uomo Pacato non abbiamo fatto il nome e così non cercheremo tracciarne un ritratto, per non porre sulle traccie di lui una qualsiasi curiosità, e per lasciarlo sempre più lontano, e più solo, per il suo silenzio che sconfina fino al cuore dell'Universo. Nè diremo gli anni suoi che gli pesano, benchè non sian poi tanti da fargli chinar la faccia o da togliere dagli occhi suoi fondi, quella trasparenza e luminosità e quella fiamma per la quale più grande e giovane appare lo spirito suo. No, non diremo i vostri anni, amico nostro scontroso, anche per non farvi vergogna, perchè è vergogna il tempo a chi sente ancora tanta giovinezza cantare, ed è solo; non li diremo anche se riteniamo con certa scienza, che non farebber spavento a chi vi ama, al bel cuore di giovinetta che v'ama e di voi si appassiona. Troppo le parlaste, una sera, perchè ella non vi segua di lontano; e troppo chiara le faceste una strada perchè sempre non ne senta la nostalgia! Ed ora le parole dei coetanei suoi le tornano sorde, aride, vuote! Ed ella vive in un piccolo paese remoto, solo per voi, come se vi aspettasse, e sa bene che non arriverete giammai alla sua distanza.