— Hai tu voluto provare la cosa aristocratica?... E ben ti sta!...

Rigaglia lo guardava, scuotendo il testone. Una specie di tenerezza, ch'egli non sapeva neppure che gli covasse in cuore, lo faceva un poco più attento alla vita del padron suo. Si adoperava, intorno ai fornelli, per cucinare le cose che sapeva essere più grate al palato del Cavalier Mostardo; ma i larghi piatti e le ben capaci zuppiere ritornavano in cucina quasi pieni, e ciò rendeva più pensoso Rigaglia, il quale, d'altra parte, si guardava dall'interloquire.

Solo una volta disse:

— E se chiamassimo il dottore?

— Per farne che?... — domandò Mostardo senza levar gli occhi.

— Per farci visitare. Incominciamo ad essere vecchi...

Mostardo alzò la faccia, guardò il fido seguace e rispose:

— Sarai vecchio te!.. Io sono giovanissimo!..

Lè e vera!... (È vero!...) — mormorò Rigaglia e se ne andò.

Un'altra volta disse ancora: