— O mi stia bene a sentire, egregia signorina: la lettera che lei fa svolazzare così come se fosse una bandiera, non è mia. Io non posso averle scritto e lei lo deve capire...

— E perchè, per esempio?

— Ma perchè, per Bios!, le pare ch'io sia un giovine studente?

— Uno studente, no; ma un vecchio satiro sì!

Vecchio?... Satiro?... O quando avrebbe finito di insolentirlo? Così, ad occhio e croce, satiro gli suonava come il nome di un animale, ma non sapeva bene di quale specie o sottospecie; però non volle lasciar passare l'insulto invendicato e rispose:

— Vecchio o non vecchio, questa è una faccenda che non la riguarda. C'è chi non la pensa come lei... In quanto al resto... sì, in quanto al resto s'io fossi un satiro, a quest'ora avrebbe visto che bello scherzo le avrei fatto!...

Ella scoppiò in una incontenibile risata. E disse:

— Ma, caro Mostardo, non mi faresti poi tanta paura!

Accidenti alla Cattedra!... Finiva per non capirci più niente.

Frattanto, lo aveva preso sotto braccio e voleva far la graziosa! Si era incamminata trascinandolo via e gli parlava languidamente, con un fare da piccola gatta che fa le fusa! Era ancor più brutta!... Un papero sarà sempre un papero, anche se lo mettono in gonnello!... E una brutta faccia, quando voglia angelicarsi, fa male al cuore.