— Lasciatela andare, padrone.

— Be', fa presto!

Spadarella scivolò nella stanza attigua e lasciò la porta aperta. Spina Rosa, ferma presso la tavola, si riaggiustò il grembiale da cucina e levò la faccia in una attesa trepidante. Si udì un suono secco come se il coperchio di un mobile fosse stato aperto a furia.

Cantavan le capinere fra le gaggìe sporte fuor dalle serre aperte, a fiorire. Suonaron le campane del Duomo, suonaron soave rammentando al cuor degli uomini che la sera si avvicinava.

Spina Rosa si fece il segno della croce.

Si udì il trabalzare di un plaustro sui ciottoli della strada. Il tralcio di una rosa rampicante, pendeva nel vano della finestra, assecondando il vento in un dondolìo dolce come se ninnasse i suoi bocci vermigli nel cuor del turchino.

Scendeva piano piano, dall'eternità, l'ora delle rugiade.

Spina Rosa si impazientiva guardando verso la stanza nella quale era scomparsa Spadarella.

Lo zio Giovanni era rientrato nel regno della sua smarrita beatitudine.

— Spadi?