— Un momento!... — rispose la piccola bella. Spina Rosa non poteva trovar pace.
Ad un tratto anche le capinere finiron di cantare e lo zio Giovanni scattò sulla seggiola e si rivolse a guardare verso la stanza nella quale era scomparsa Spadarella.
Nel placido e amoroso tramontar della luce, come le rose fra le foglie, come i fior del ciliegio fra le rame, e le stelle sperdute fra le costellazioni, sbocciavano, a far parte dell'umano Universo, sgorgavano per estenuarsi nel vento e salir verso il cielo, le note di una musica che non aveva ancora un nome, che non aveva ancora un volto, ma nasceva e svaniva, per gli ascoltatori improvvisi, nel subcosciente.
Sì, era Spadarella!...
Era Spadarella, la bionda creatura mattutina, seduta ad un vecchio clavicembalo, chè altro non aveva potuto comprare coi suoi scarsi risparmi. E per lunghi mesi aveva serbato il segreto per giungere all'improvvisata di quell'ora.
Spina Rosa era al colmo della felicità.
Lo zio Giovanni chinò gli occhi e la faccia e non disse niente.
Girolamo e Stefano, in punta di piedi, trattenendo il fiato, entrarono l'un dietro l'altro e si fermarono presso la porta, il capo scoperto.
Non era un po' figlia loro, Spadarella?... Essi lavoravano al nido di lei; facevano nascere i fiori del suo giardino; la tenevano alta nella devozione della loro fatica.
Era la loro piccola madonna; l'angelo che fa perdonare la vita ai poveri poverelli.