Ma questa non la capì. Che cos'era questo Io?... Il suo Io?... Il dominio del mondo?...
Scaraventò per l'aria un:
— Per Bios!... — che parve una saetta.
— Che cosa ne dici, Rigaglia?
— Io dico che c'è un bel puzzo.
— Questo è vero!
Nella platea c'era una lunga tavola attorniata da sgangherate panche. Quello, il luogo riservato ai pasti in comune. Poi torno torno, altre rovine di palchi ed altri accampamenti di comunisti. Qua si vedeva la testa di un cane; più oltre gli occhi giallo-verdi di un gatto. In un palchetto di quart'ordine tubavano due tortore.
Ora anche Rigaglia osservò come la parte più caotica del luogo fosse lo spazio riservato un tempo al palcoscenico. Ivi era una garetta rovesciata che serviva da letto; ivi la carcassa di una vettura preistorica adibita a giaciglio; e vasche da bagno in disuso, cassapanche, un armadio sventrato, una cassa da morto.
Era quello un angolo distinto dell'Isola Felice; l'angolo riservato agli anarchici stirneriani. Anche in detto reparto, che poteva chiamarsi degli agitati, non mancavano i cartigli con le diciture più stupefacenti. Le quali diciture si affrettò a leggere il nostro Mostardo che voleva istruirsi. Eccone una piuttosto lunga:
Chi agisce secondo la spontaneità del proprio dovere, NÈ COMMETTE FURTO se si appropria le cose supposte di proprietà altrui; NÈ COMMETTE ASSASSINIO se elimina la esistenza di quei suoi simili che gli appariscono turbatori della libera espansione della sua individualità.