— Perchè ho fatto quello che ho voluto. Non hai detto che ciascuno può fare quello che vuole, quando gli torni conto?
— L'ho detto ed è vero!
— E per te io sono un borghese?
— Lo sei.
— E tu sei un anarchico?
— Lo sono.
— Va bene. Tu sei un anarchico ed io sono un borghese. E, questo, è Rigaglia imbecille, che sarebbe poi il popolo che ti crede. Va bene... Va benone!... Dunque io ho lavorato trent'anni della mia schifosa vita e tu sei andato a spasso a pensare le tue vigliaccherie. Un bel giorno io mi sono messo assieme tre staia di grano e tu solamente i tuoi pidocchi. Io mi sono salvata una casa, col mio onorato sudore, e tu solamente la tua cassa da morto. Siamo d'accordo, è vero?... Fin qui siamo d'accordo!
— Siamo d'accordo!
— Sicuro!... E io mi chiamo Mostardo e tu ti chiami Spintàcc. Io sono un galantuomo e tu una canaglia. Un momento... ho sbagliato! Io sono un borghese e tu un anarchico. Questo è più comodo. Così, a mezza strada, quando io voglio mangiare il mio grano nella mia casa, arrivi tu, versipelle, e mi dici: — Quello che io voglio è giusto! — Poi prendi un fucile, mi ammazzi e ti prendi tutto perchè ti sei messo in testa di essere tu tutto il mondo. Non è vero?
— È vero!