Ecco la casa del gobbo. Una porticina verde e quattro finestrelle: due al pianterreno e due al primo piano; proprio una piccola casa per un piccolo gobbo. Le imposte delle quattro finestre erano serrate. Neppure una fessura, in tutta la facciata, per un poco di aria e di luce.
— Vuoi scommettere che è andato in campagna?
Suonò il campanello ed attese. Poi si fece in mezzo alla strada e chiamò:
— Pulizia?
Nessuno!... Forse non c'era nè l'amico Cesare, nè l'amico Ciliegia.
Ad un tratto udì un passo frettoloso giù per le scale e una voce concitata che non era di buona promessa. La porticina si aprì d'impeto, rabbiosamente e, nel vano, apparve la faccia sconvolta del moro Fabrizi.
Il moro Fabrizi, che si era preparato ad accogliere con ferocia l'importuno, non appena ebbe visto il Cavalier Mostardo, impietrì. E domandò pieno di stupore:
— Da chi l'avete saputo?...
Mostardo aggrottò le ciglia. Dunque arrivava a proposito! C'era qualcosa di grosso da scoprire.
— Da chi l'ho saputo non interessa. L'importante è che lo so!