— Cosa vuoi?

Afferrò una mano del compagno; la strinse forte.

Allora la tenerezza dell'amico che rimaneva al mondo doveva ben trovare la parola del supremo conforto per l'amico che partiva, e la trovò il moro Fabrizi, perchè, chinatosi sul moribondo, gli disse con la migliore voce che si trovò in quel punto:

Al vègh t'at mur adèss... Mo un è ignint! Ichsè t'avdirè Garibaldi!... (Lo vedo che muori adesso... Ma non è niente! Così vedrai Garibaldi!).

E dopo qualche minuto la fiera anima rossa del povero gobbo, era salita ai cieli del suo primo eroe.


Poi che fu morto, con squisito senso di conseguenza, lo composero nel piccolo letto; gli gettaron sopra la bandiera rossa e gli adagiarono il capo fra un boccale e un mazzo di carte da giuoco.

E così fu sepolto.

A casa, il Cavalier Mostardo aveva un dizionario enciclopedico. Volle sapere che cos'era questo Cavallo di Troia, per potersi regolare col moro Fabrizi.

E lesse: