E non volle convincersi.

I biglietti della lotteria erano a due soldi; i biglietti d'ingresso alla prima del Werther, con Spadarella e il Golfo Mistico, erano a cinque lire. Uno sproposito per i tempi che correvano.

Ma Asdrubale Tempestoni era sicuro del fatto suo.


E nel ritmo dei giorni un poco più sereni le cose venivano riprendendo il loro volto per far sopravvivere un'illusione di pace, in una ora del mondo.

La feroce lotta fra rossi e gialli si era conchiusa con la vittoria di questi ultimi; ma il fermento, se pur non aveva le forme appariscenti e di estrema violenza del periodo acuto, continuava, sotto sotto, a preparare nuove e più aspre lotte. Qua e là qualche rosso ammazzava qualche giallo, o viceversa; ma il pubblico non ne faceva gran caso. Era storia antica.

A festeggiare la vittoria, una sera, Bucalosso, si ubbriacò e spintosi fino alla Piazza, in tale stato di galante ebbrezza, si mise in testa di ballare i tresconi con la prima ragazza che passava. La prima ragazza che passò fu Proli. Bucalosso, che era un giocondo Sileno, la prese risolutamente alla cintola e, senza badare agli strilli di lei, incominciò a cantare e a ballare:

Ven iquà, Minghéta, c' at tóca,

Lassa c' at tóca, ca fazz par ridar!

Lassa pu ch'la mama la sgrida...