Quella sera Il Sillabo, Il Faro Socialista, L'Apocalisse, La vera Croce erano pieni di ingiurie e di allusioni all'indirizzo del Cavalier Mostardo. Una carica a fondo. Argomento principale: la ragion politica e siccome tale ragione voleva essere sostenuta da molte e svariate cose, tema unico di sostegno, pei quattro giornali pettegoli, era la francese.
Il Sillabo la chiamava la Ninfa Egeria, del Cavalier Mostardo.
Ecco il librone che gli serviva per chiarire le oscurità della Cattedra.
«Egeria, ninfa di singolare bellezza, che Diana cangiò in fonte, quando essa, per la morte di Numa Pompilio, secondo re di Roma, si ritirò a piangere nella Arìcia. Numa Pompilio diceva aver avuto da questa dea le leggi che voleva promulgare».
Il Faro Socialista, con la corrente volgarità adatta a' suoi lettori, vi accennava con le seguenti parole: «... questa istitutrice ritinta, mandataci di Francia a confortare gli infami ozii dei ricchi borghesi e dell'aristocrazia, fra un amore e l'altro, ha trovato modo di prendere nelle sue scaltre reti quel tordo del Cavalier Mostardo, il quale, ne' suoi amori senili, finirà, come ci auguriamo, di rimbecillire».
Il giornale L'Apocalisse la chiamava addirittura: «... l'annosa Pasìfac che minotaurizza la innocenza dello spodestato poliorcète!...».
Veniva, per ultima La vera Croce. Ecco quanto scriveva Don Palotta:
«Il signor Casadei Giovanni, detto altrimenti, per burlesca riminiscenza, il Cavalier Mostardo, farebbe meglio a ricordarsi della sua fede di nascita, anzichè continuare a dar scandalo, coinvolgendo ne' suoi osceni amori, la dignità e il decoro di una illustre famiglia cittadina la quale non altro torto ha avuto verso di lui, se non quello di aprirgli le porte del suo palazzo. Ma questo succede a chi si fida della supposta onestà di questi villani rifatti.
«Noi ci auguriamo che a questo arruffapopoli in grande disgrazia del resto, sia data la severa lezione che si merita; come ci auguriamo che l'illustre famiglia, alla quale abbiamo accennato, provveda a tutelare la propria illibatezza, disfacendosi di una persona che non ha dimostrato di meritare la fiducia in lui riposta, non solo, ma minaccia di trascinare un nome incontaminato nella più vergognosa avventura».
Per intendere le quali cose, il Cavaliere Mostardo non ebbe bisogno dell'aiuto del suo librone.