Veniva battendo così, come a interpunzione fra passo e passo, la sua mazza sul selciato del cortile, quando ecco venir innanzi Rigaglia.

Come si fosse conciato costui e di quale bella apparenza disponesse per rendersi grato e piacente agli occhi degli osservanti, lo si può arguire dal natural garbo che lo sovveniva quotidianamente allorchè attendeva alla cura della sua persona.

Nè poteva muoversi in causa alle scarpe strette, le quali scarpe scomparivano sotto la fiumana degli enormi pantaloni.

Mostardo non si tenne dal manifestare la disapprovazione sua:

— Valà che sei un bell'oracolo!

Rigaglia non rifiatò. Era nell'identico smarrimento nel quale rimangono i cani quando i monelli li abbigliano, con fazzoletti e cappelli.

Il Cavaliere cercò riparare alla meglio alla goffagine di Rigaglia; poi gli disse:

— Adesso devi venire dietro di me, sempre a un passo di distanza. E non parlare mai! Anche se ti parlano, non rispondere. Hai capito?... Non devi rispondere mai!

Rigaglia inghiottì la saliva e disse:

— Sì!