— A me?
— Sì, a lei!
— Guardi che si sbaglia...
— Glie lo impongo!
E il conte Lanfranco aveva fatto la voce grossa.
Allora Mostardo, sempre senza perdere la correttezza, spostò il vecchio nobile, poi, come fu per entrare nel luogo proibito, si rivolse e disse:
— Giù il cappello, codini!... La Repubblica passa!...
E, ampiamente dischiusi i cortinaggi, si fece largo e passò.
Come i passeri a sera, quando si raccolgono all'albergo, si abbandonano a un diffuso e affannoso cinguettìo tanto che tutto il luogo ne risuona; e l'albero scelto ad ospitarli per il corso dell'incerta notte, trema tutto quanto nelle sue foglie e nei fruscoli per il continuo moltiplicarsi dei voli e dei frulli fin che un grido o il ciottolo lanciato da un monello non faccia ricader tutto in un silenzio improvviso; così nella querula accolta di dame e damigelle convenute all'ora del the nel salotto della marchesa Alerama e cinguettanti a simiglianza dei piccoli ospiti di un albero centenne, il sùbito apparire del Cavalier Mostardo fu come il ciottolo nel passeraio e fece seguire un gelido silenzio alla conversazione che ferveva poco prima animatissima.