— È inutile che il clero sghignazzi — soggiunse. — I conti non sono ancora saldati e io sarò l'ultimo a ridere!

Don Palotta si inchinò con bel garbo e non rispose.

Ora Mostardo era abituato ai violenti contrasti; era abituato a farsi largo fra gente che gli contendeva il passo, ma non agli ostili silenzi passivi della gente bene educata; tali silenzi lo toglievano dal centro del suo dominio. Vedeva egli così la situazione sua aggravarsi di secondo in secondo ma non poteva e non voleva cedere.

Sentì che stava per giuocare tutto per tutto: la posizione, il prestigio, l'onor suo e l'orgoglio. La presenza di Don Palotta era la minaccia più grave perchè era più che certo che il venerando pettegolo non avrebbe lasciata sfuggire l'occasione per attaccarlo una volta ancora sul suo velenoso giornale.

Ora egli era entrato nobilmente nel palazzo dei marchesi, facendosi seguire, come un gran signore dei tempi antichi, dal suo servo; e nobilmente doveva uscirne. Epperò era necessario infrenarsi, cercar le strade più delicate, far di necessità virtù, apparire come il più corretto fra tutti i corretti rampolli che popolavano la sala della signora marchesa. Arrivato a tale supremo divisamento contro ogni sua forza nativa e consuetudine antica, la faccia di lui si schiarì, gli occhi gli si illuminarono, la bocca sorrise. Ma questo non bastava. Sentì che doveva parlare.

Avanzò pertanto di due passi nella sala e, come se parlasse a un pubblico radunato là per ascoltarlo, incominciò:

— Signore mie, io mi sono presentato come una bomba, ma non porto la rivoluzione! Porto il mio cuore che è un povero bagaglio... però senza cattiveria. Domando scusa al clero. Io non voglio tambureggiare in presenza di queste signore...

Si incominciarono a sentire le prime risatine represse. Forse era per vincere... forse vinceva! Ciò lo riempì di immenso conforto. Capì che l'ultimo verbo di suo conio, aveva fatto una certa impressione e continuò:

— Ho detto tambureggiare per la correttezza che mi impongo.

Diremo dunque che io presento i miei omaggi a queste belle signore... a destra e a sinistra... e ai cavalieri antichi... e a tutta la compagnia!... Non escludo i miei intimi rancori perchè i rancori io li tengo per quando sono solo. Qui mi presento con la coda... e... con il core come un garofano!