Quando furono sul ripiano della scala il Cavalier Mostardo disse ancora:
— Lascia la porta aperta.
E se ne andarono senza chiuder la porta per sommo dispregio.
E Mignon?... Dov'era Mignon, principio e culmine di tutta la sua tragedia?... Gli nacque un sospetto fierissimo. Ripensò all'articolo pubblicato da Don Palotta e concluse:
— Per Bios!... L'hanno mandata via!...
Allora fu colto da una disperata frenesia di rivederla; tutto il suo contenuto amore gli si impose come una inderogabile necessità vitale. Doveva rivederla, doveva parlarle per non morire.
Subito guardò l'orologio poi consultò un orario delle ferrovie. Il primo treno che sostava alla Città di Capricorno sarebbe arrivato fra mezz'ora. Gli restava appena il tempo per correre alla stazione. Non poteva lasciarla partire. Il solo pensiero di non rivederla più lo toglieva di senno.
Ma alla stazione non c'era nessuno. Il treno arrivò e ripartì senza complicare la tragedia di Mostardo, il quale se ne ritornò pedon pedoni, la testa bassa, le mani infilate nelle tasche dei pantaloni immerso in una meditazione profonda.
Stabilito che Mignon non era partita, bisognava sapere se si trovava ancora nel palazzo dei marchesi Alerami o dove aveva cercato rifugio. Tale ricerca non era facile.