— Vi divertite?

E gli ospiti a espandersi, commossi, intorno alla bontà del Candiani.

— Ci divertiremo di più al mare! — soggiungeva l'Uslàzz sogghignando.

Ed eccoli alle saline di Cervia. Fossati a destra e a sinistra della strada e acqua, acqua, acqua. D'improvviso l'omnibus si sbandava, pencolava tutto da un lato. Due ruote correvano sulla riva di un fossato profondo. Strilli, urla, terrore delle donne e dei bambini. Il bel divertimento era iniziato. Il Candiani, impassibile, non udiva niente, ma, lanciati i cavalli da destra a sinistra, passava al gran galoppo da un fossato all'altro, dall'una all'altra riva sempre minacciando di capovolgere.

— Ferma! Ferma! Ferma!

Sì, chi lo teneva più?... In un fragore da cateratta il gran cassone a ruote percorse l'ultimo tratto di strada, attraversò Cervia, e, sempre perdendo qualche ospite per via, infilò il viale che conduce alla marina.

Eccolo alla spiaggia... ecco la fine della giocondissima gita. Ma no... no!.. L'Uslàzz non era contento ancora; bisognava godere fino all'ultimo!..

E l'omnibus gratuito continuò la sfrenata corsa verso il mare, entrò nel mare ed ivi si rovesciò coi disgraziati ospiti strillanti.

Un'altra volta, lo stesso Candiani, andandosene in biroccino verso la Pineta di Ravenna, ebbe a trovare lungo la strada un ubbriaco che cercava invano il centro di gravità.

Puràzz, ven cun me! (Poveraccio, vieni con me!).