Lo prese, lo legò sotto il biroccino e, frustato il cavallo, attraversò per tre volte il Fosso Ghiaia. L'acqua passava sopra i mozzi delle ruote e il discepolo di Bacco per tre volte fu immerso nell'odiato liquido e per tre volte ne uscì. Non contento di questo, il Candiani si ficcò nel più folto della Pineta attraverso macchie di rovi e di ginepri e non fermò il cavallo se non quando fu giunto a Primaro. A Primaro disciolse l'ospite e gli domandò:
— Sit guarì? (Sei guarito?).
Ma il disgraziato non rispose. Aveva rotte, fra l'altro, due costole maestre.
Ecco Sulfanlè (Zolfanino), noto per aver indotto il parroco di Villagrappa a legare il proprio asinello dietro il biroccino del suddetto Sulfanlè, il quale aveva un cavallo focosissimo. Il povero Don Pirone non era tranquillo e andava dicendo:
— Mi raccomando a voi, Zolfanellino. Per carità, andate adagio!...
E Zolfanellino:
— Non abbia paura il mio Don Pirone!
Sulle prime andò adagio, ma poi, frustato il cavallo, via di gran carriera.
Accadde ciò che doveva accadere: dopo poco, asino, biroccino e Don Pirone erano per le terre e il povero prete aveva la testa rotta.
Ecco Giorgio Gelli, detto Zurzôn (Giorgione), il famoso organizzatore del Concerto di Russi. Una volta, a Russi, davano una grande festa e Zurzôn pensò di prendere a gabbo gli abitanti della piccola cittadina. Mandò a dire che dalla Città del Capricorno sarebbe arrivato a Russi, il giorno della festa, una eletta schiera di bandisti. La Città del Capricorno andava celebre per il suo concerto cittadino. Grande commozione a Russi e grande attesa. Il giorno fissato arriva. Zurzôn affitta un omnibus, raccoglie venti amici buontemponi ai quali distribuisce trombe, tromboni e clarini, ed eccoli in via.