La fucina del baccano, guidata e alimentata da Tempestoni, non aveva mai riposo. Bisognava porre ad effetto una trovata dietro l'altra e tutte dovevano essere originalissime.
Una volta, il nostro Asdrubale, raccolse tutti i poveri caratteristici del paese: Magnamosch (Mangiamosche); e' matt d' Batèla (il matto di Batella); la Margusòna (la Moccolona); e' Zìvul (il Cefalo); Cipolini; e' Gièvul (il Diavolo); Parpàia (Farfalla); e' Parsutên (il Prosciuttino) ecc. ecc. Li divise in tante coppie: un uomo e una donna. Vestì le donne da giovani spose con tanto di ghirlanda di zàgare intorno al velo nuziale; ingolfò gli uomini in grandi frack dai bottoni d'oro; ficcò loro sulla testa una tuba; dispose tante vetture quante erano le coppie degli sposi. Formò, così, un corteo di dodici vetture tutte quante infiorate e addobbate con veli bianchi. Fece precedere il corteo da quattro uomini a cavallo, vestiti da valletti, col tricorno e la parrucca. Questi paggi recavano le trombe egiziane che avevano servito alla rappresentazione dell'Aida, e vi soffiavano dentro a più non posso. In ciascuna vettura poi, gli sposi, reggevano una stanga, in cima alla quale era affisso un cartiglio che recava una dicitura. La prima diceva:
SETTE VITELLE!!!
La seconda:
QUATTRO BUOI!!
La terza:
IL GOLFO MISTICO!!!
E così di seguito. Le quali frasi dovevano essere gridate a voce altissima, a quando a quando, dagli sposi medesimi.
Fu un successone. Era giorno di mercato. Giunto sulla Piazza, il corteo non potè proseguire. La folla gli si stipò attorno tumultuando e berciando. E non furon più gli sposi soli a gridare:
— Sette vitelle... Quattro bovi!... — ma tutta quanta la moltitudine ingaita. Naturalmente alle vitelle si aggiunsero le loro rispettabili madri; ai bovi le loro simboliche corna e fu un carnevale in piena regola.