— Uno...

Gli occhi suoi spalancati vedevan già la tenebra dell'Universo. Ma che avveniva nel cortile?

— Due...

Scendeva l'orrore e il silenzio; ma chi si avvicinava, chi gli correva tempestosamente incontro dal silenzio della sua morte? Uno starnazzare... uno strepito... un grido... Chi era?... Chi era?...

Allora scoppiò improvvisamente dal cortile, con un albor di luna, scoppiò dal cortile e salì fino alle stelle il canto del gallo, l'osanna del gallo Francesco:

Chicchirichiiiiii!...

Una risata!... Ma, nello stesso tempo, la porta parve scardinarsi e tutta la stanza e tutto il mondo furon pieni di un urlo; dell'urlo della sua bambina:

— Zio... zio... zio...

Iddio ritornava. Nella stessa tristezza di due anime era ritornato il Signore di questa povera vita.

Che cosa avvenne al Teatro Comunale quella notte, lo poteva raccontare solo Asdrubale Tempestoni con la sua facondia esplosiva. Basti dire che, ad un punto, anche l'orchestra scattò su dal Golfo Mistico in tale clamore di applausi e di grida che l'edificio ne vibrò come per un terremoto.