Quella notte la strepitosa Romagna fu tutta quanta fra quei due cuori che cantavano e soffrivano per lo stesso dolore.

CAPITOLO XVIII. Dove si traggono le reti e ci si raccoglie per far vela a più lontani porti.

Siamo quasi giunti, Signori miei, e questa prima parte del dolce-amaro Carnevale volge al suo fine.

Ora, una sera, Rigaglia pensava già di esiliarsi e di piantare in asso il suo vecchio padrone che lo teneva in troppo duro dominio (erano prossimi i tempi della Settimana Rossa); e aveva preparato a questo i Compagni, e già si era eletto un nuovo domicilio presso le mura, in un luogo di malfamati costumi; a tale distacco veniva preparandosi il brutto testone, quando, una sera, qualcuno suonò ripetutamente il campanello.

Mostardo era entrato proprio allora. Sì fermò nel cortile.

— Chi sarà?... Va a vedere!

Rigaglia si avviò per l'andito, e mentre si dirigeva alla porta di strada, senza affrettarsi, fu suonato ancora e con maggior violenza.

— Un momento!... Che cos'è questa maniera?... Morirete?...

E, indispettito dal nuovo procedere degli ignoti visitatori, aprì la porta con malgarbo; ma appena l'aveva aperta che indietreggiò e rimase là, intontito, come un povero scemo.

Sei guardie di pubblica sicurezza, senza badare a lui, si scagliarono dentro dirigendosi di corsa al cortile.