Che cosa avveniva?... Una reazione del Governo borghese?... Ebbe una gran paura e, per non perder tempo a ragionare, guardatosi intorno e vistosi libero, infilò la porta e via a gambe levate verso il vicolo più prossimo, raggiunto il quale, scantonò e non ebbe pace finchè non trovò rifugio in un retrobottega.
Frattanto il Cavalier Mostardo, che si era fermo nel cortile, viste sopraggiungere le guardie ebbe un tuffo al core e tanto sbiancò da parer che morisse. Ecco che il sospetto diventava realtà. L'unico indiziato dell'assassinio del marchese della Pipetta non poteva essere che lui. E il lungo processo interiore che gli aveva tappata la bocca fino a quel punto (chè, se avesse parlato, ogni sua supposta responsabilità sarebbe stata vinta); il lungo processo interiore per il quale era passato, gli ritornò alla memoria.
Un buon romagnolo non fa mai la spia!
Questa la causa morale della tanto biasimata omertà romagnola.
La vittima, con la morte, si esilia e travalca il limite del bene e del male; è una «povera anima»; gli assassini che debbono restare al mondo e sfuggire alle pene che gli uomini sanzionano per simile genìa; gli assassini non sono che «disgraziati!».
Il Governo è il gran nemico della moltitudine.
Tale concetto che si trascina secolarmente nelle masse e che è il portato della più che millenaria schiavitù e sofferenza, non potrà radicalmente mutare per andar di tempo, per evoluzione di popolo o per novità di regime. Un senso fiero di libertà, di indipendenza e di giustizia lo alimenta. Quando anche tutto fosse virtualmente pareggiato, più dura dovrebbe essere la legge e di conseguenza più forte il senso dell'eterna ingiustizia dal quale nasce il fermento dell'indisciplina. Si procederà per esperienze e adattamenti, restando immutate le virtù e le qualità primigenie delle razze.
Così, in Romagna, un «povero bandito» e cioè un perseguitato dalla polizia, un volgare delinquente sfuggito alla sanzione della legge e costretto a una vita di ansie, di fughe, di travestimenti, raccoglierà sempre la pietà e la commiserazione del popolo. In lui non si vede più l'assassino; la sua colpa è cancellata dall'aspra vita che deve condurre; dall'essere la sua libertà insidiata di minuto in minuto; dal dover restarsene nascosto, durante il giorno, nelle caverne, nelle cantine, nei fienili, per riprendere la strada di notte.
È il camminante del delitto. Trascina la sua pena e la sua colpa nella tenebra, domandando di che vivere ai casolari dispersi. Incute timore; alimenta la leggenda; asseconda l'innato romanticismo dell'anima popolare. Diventa il bandito per antonomasia.
Il Governo perseguita tutti, rappresenta, secondo la mentalità popolare, il male di tutti; all'opposto il bandito non fa male a nessuno (quello che ha fatto è dimenticato) anzi rappresenta un po' della pena di ciascuno e la ribellione delle masse al giogo necessario, all'ingiustizia inevitabile.