— Però che infamie si commettono su dei poveri innocenti!...

Anche l'onorevole rise.

— Del resto a te che importa? — riprese Suasia — Tu sei sempre stato e sempre rimarrai Mostardo Perilio, ovvero il Cavalier Mostardo, a gloria e onore della Romagna.

— Avete nei fasti della vostra famiglia gloriosissime imprese. Voi foste encomiato come liberatore d'Italia e restauratore dell'antica disciplina dell'armi e dell'italico valore dopo la disfatta che infliggeste ai bretoni nel 1378. Voi affrontaste l'imponente esercito di Lodovico d'Angiò nel 1382 mentre tutta l'Italia era impaurita. Voi conquistaste alla Chiesa...

— Ah, questo no!... — gridò Mostardo.

— ... conquistaste alla Chiesa le città di Ascoli e di Assisi. Infine...

— Ma che c'entro io?...

— ... infine, combattendo con gli Orsini contro i Colonna espelleste da Roma Re Ladislao. Fin d'allora si rivelava l'anima repubblicana della vostra schiatta. Scacciaste un Cesare da Roma e vi aleggiò sulla grande testa il prisco spirito di Bruto. S'intende — riprese Fias — non sulla vostra, ma sulla grande testa della famiglia.

Mostardo un poco nicchiò, un poco rise ma, in fondo, vagheggiava tale illustre discendenza.

— Del resto — fece l'onorevole — non sono gli antenati che fanno l'uomo di valore, ma le opere sue. Voi siete stato e sarete certo, nel prossimo e nel futuro, più Mostardo del vostro predecessore.