— Ma non così il prefetto — soggiunse Mostardo.

— Era da prevederlo — riprese l'onorevole. — Le istruzioni dall'alto sono precise. Astenersi dalla lotta fin che sia possibile e, in caso d'inevitabile intervento dei pubblici poteri, favorire in qualsiasi modo i socialisti.

— Sempre lui, quel Giolittaccio!... — imprecò Mostardo.

— Ma Giolitti non figura — disse il Suasia.

— Ebbene, tanto peggio! Quello è un uomo pericoloso anche se dorme!...

I tre tacquero meditabondi.

— Il peggio è — riprese Suasia — che ci accuseranno di tener mano all'Agraria, di esserci associati alla borghesia.

L'onorevole non rispose subito. Con un tagliacarte scandiva sulla scrivania un suo tempo di marcia, la fronte appoggiata sul palmo della mano sinistra. Disse poi:

— Noi dobbiamo tener sodo, ecco tutto! Non lasciarci intimidire nè fuorviare dalle prepotenze. So che sono incominciati i boicottaggi e che ogni genere di violenza è all'ordine del giorno. Non importa. La nostra massa è compatta. Tutti i coloni sono con noi, repubblicani della più bell'acqua. E se ci hanno battezzati gialli, tanto meglio. Un giallo varrà sempre un rosso. Gialli noi, repubblicani; rossi loro, socialisti! Ed ora si vedrà a quale, fra i due valori, arriderà la vittoria.

— Insomma, alla fin delle fini — fece Suasia — quei signori vogliono morta la mezzadria!