Un grande vecchio dalla pancia rispettabile e dalle larghe brache pendule, si avanza appoggiandosi ad un ombrello. Ha una rotonda faccia giovialmente serena. A quando a quando si sofferma per far la sua grida. È un ebreo. Si chiama Yakò. È nello stesso tempo burattinaio, mediatore, banditore. La voce di lui si leva alta e chiara:

Avrio to proi tsi deca i ora fevghi to vapori thia to..., ecc., ecc. (Domani mattina alle ore dieci parte il vapore per..., ecc., ecc.). Nessuno lo ascolta ed egli continua tranquillamente.

Simili a cetacei enormi rilucono lontano, sul mare, le corazzate gigantesche.

I “politofilakes„.

I politofilakes di Creta corrisponderebbero ad un di presso alle nostre guardie di pubblica sicurezza.

Magnifico corpo sul quale si può contare come su la famosa fede punica. I cretesi lo sanno, ma chiudono gli occhi, e perchè li chiudano non lo so io.

Disciplinati come le anatre, le quali hanno inventato primamente la fila indiana, ossequenti verso i loro superiori, corretti nella divisa e nei modi, danno un punto ai famosi policemen inglesi.

Li osservo da qualche giorno. Sono vestiti di tela gialla, calzano un berretto a visiera e goffi stivali; passano a due, a tre, a quattro per volta (il numero poco importa), ridendo forte, dandosi di braccio, spassandosela allegramente.

Buoni amiconi, cuori d’oro!

Osservano i forestieri con curiosità infantile e si lasciano andare a commenti più o meno garbati; scherzano col pubblico, si accompagnano alle belle ragazze, e, quando il buon umore soverchia, si rincorrono.