Come tipo è insignificante: grande, grosso, un viso da bestia e le mani enormi; ma come innamorato è originale e val la pena conoscerlo.

I palikari cioè i giovani arditi, gli elegantoni, i temerari allorchè l’amore li colga, usano dare alla loro amata una prova singolarissima della loro passione, una prova tale che obbliga la donna ad un affetto eterno. Diventano autofagi.

Un bel giorno, quando più li preme l’ansia d’amore corrono dalla loro donna, estraggono l’acuminato pugnale che portano sempre alla cintura, si tagliano da un braccio o da qualche altro luogo nel quale il muscolo sia più spesso, un pezzetto di carne, la infilano su la punta del pugnale, l’arrostiscono e la mangiano.

Un esperimento simile può accadere una volta forse nella vita di un uomo; Kanna non è un uomo comune, egli ha amato più di una volta, ragion per la quale si è mangiato mezzo.

Ad una mia domanda acconsente a mostrarmi le braccia; sono tutta una cicatrice; paiono irrigate da tanti fossatelli.

Gli chiedo quale sapore abbia la sua carne e mi risponde ridendo:

— Sa di porco!

— Come?

— Sì, assomiglia a quella del porco.

— Ed ora sei innamorato?