Ho già conosciuto perfettamente tutti i frequentatori delle banchine del porto e della piazza Montenegro; sono sempre gli stessi, sempre negli identici atteggiamenti e con la stessa aria di gente che si annoia a morirne. Se non fanno gorgogliare gli enormi narghilè, fanno passare fra le dita i grani del komboloi, che è una coroncina, molto spesso di ambre, la quale non serve ad altro che a contare il tempo per convincersi che non è moneta.
Sorbiscono enormi bicchieri d’acqua, guardano il cielo, guardano il mare, osservano, parlucchiano. Ed ogni caffè ha una montagna di sedie a loro disposizione.
Ci si può sedere quando si voglia, e se il cameriere si avvicina gli si grida:
— Tìpota! (Niente).
Ed egli se ne torna come è venuto. Che se poi si voglia consumare qualcosa si può ordinare signorilmente:
— Mikrè, ena krio nerò! (Cameriere, un bicchier d’acqua fresca!)
E, sopra un bel vassoio, vi è servito un bicchiere che conterrà mezzo litro d’acqua; voi lo sorbite facendo la vostra siesta, che può continuare fino a sera, poi ve ne andate senza avere sborsato un soldo e il mikrè si guarderà bene dal serbarvi rancore, perchè tale è la consuetudine comune....
Del resto, nelle mie continue peregrinazioni per il mondo, non ho trovato mai i caffè tanto a buon mercato quanto a Creta. In primo luogo non esiste qui la consuetudine delle mance, e non per questo i camerieri sono meno premurosi; in secondo luogo le bibite più care non costano che quattro soldi, ma i prezzi normali variano da uno a due soldi. Per un soldo potete avere un buon caffè oppure un bicchierino di mastika accompagnato da una manciata di olive secche, da un piattellino di ceci abbrustoliti, da un po’ di formaggio, da un pezzetto di pane e da un pomodoro. Poi la sedia, il cielo, il mare e la vista dei passanti. Che più? In questo soldo è compendiata tutta una vita. Ci si accontenta, ed io ammiro chi apprezza il proprio destino e lo accetta tal quale e aspetta che giunga l’ora sua buona, tranquillamente, facendo girare fra le dita i grani del komboloi.
Lungo la banchina c’è un caffè turco e quattro o cinque caffè greci; sono gremiti dalla mattina alla sera. Le sedie per i poveri sono disposte in fila lungo il mare, e i poveri vi siedono e dormono o si guardano i piedi per ore ed ore. È una contemplazione pensosa che non so precisamente a che cosa riesca; ma forse non riesce più in là del sonno.
Si odono le grida del mikrè: