Una barca dalle vele bianche si allontana sul magnifico mare. Dal minareto della moschea giunge il canto gargarizzante del muezzìn:

Allah Acbar....

O kapetanios Blum.

Ballonzolando in vettura per una strada inverosimile, data la sonnolenza di Canea, mi faccio condurre a Suda; ma anche Suda dorme. Nella magnifica baia circondata dai monti sono ancorate le navi da guerra. La solita gente ai numerosi caffè. Alì, il vetturino nero, mi chiede, veduta la mia perplessità:

— Andiamo a Kalyves?

— Andiamo — rispondo.

E si parte. Kalyves è un villaggio situato all’entrata della baia di Suda, e a Kalyves vive, quasi a guardia della baia stessa o kapetanios Blum, il capitano Blum! Il nome è già una divisa.

Giungiamo al piccolo villaggio mezzo ruinato. Non abbiamo veduto che monti aridi e capre fameliche, ma lo splendore del mare ha vinto la povertà del monte. Poi hanno fatto capolino, ai lati della strada, le piccole case a terrazza, tutte bianche, con appese agli architravi delle porte le ghirlandette, appassite ormai, che vi furon lasciate dai giovani al nascer di maggio, per amore e per augurio, e Kalyves è apparso.

Ne uscivano, quando entravamo noi, alcuni villani recanti in città il miele contenuto in certi loro otri ampissimi. Ne avevano caricato quattro asinelli. Si sono allontanati sotto il sole fra le mosche e la polvere.

Ed eccoci giunti alla piazza del paese. Un immenso platano ne occupa il centro, al quale platano sono appesi gli avvisi del Comune. Stanno, intorno, alcune casette, un mulino e un fiumicello attraversato da un antico ponte. Le finestre sono adorne di fiori e le terrazze scompaiono sotto i grandi pergolati.