Gli spiriti maligni non potranno sorgere su la vostra strada e impedirvi il cammino.

E ancora, per salvarsi dall’influenza di tali spiriti i cretesi portano un pugnale dal manico nero.

Ed ecco uno scongiuro d’amore detto thesimo. Si pratica tuttavia nei villaggi dell’interno.

Quando due giovani sono innamorati della stessa donna, colui che ha minor fortuna e vuole riuscire al proprio intento aspetta che la luna sia in quintadecima; allora, a mezzanotte precisa, prende una gallina nera, si ferma ad un bivio e uccide la bestia con un pugnale dal manico nero. Prende poi una manciata di polvere, la intride col sangue della vittima e ne fa una specie di pasta che depone su la soglia dell’innamorata. Se questa, uscendo di casa, scavalca la pasta fatata, è presa dall’incanto e non può amare se non colui che era per lo innanzi il deriso.

Però l’infelice può liberarsi da tale fascino nel modo che segue. Ella ruba al nuovo innamorato il cordone delle brache, lo introduce nella canna di un fucile e spara.

Lo scongiuro è infallibile.

Così mi ha assicurato in perfetta buona fede il mio grande compagno dalla folta barba ricciuta. Un sereno tipo di Giove dalla fronte diritta.

Passavamo, a cavallo, fra cespi di gelsomino e di mirto, fra gli enormi ulivi secolari e gli eucalipti e le agavi e i gelsi giganteschi. Ogni casa era una rovina e dietro le macerie sorgevano i nuovi tuguri abitati dai contadini.

Le tracce della lotta furiosa, senza quartiere, abbondavano ad ogni passo.

Andavamo alla montagna della fonte lungo sentieri quasi impraticabili. Fanciulli e fanciulle uscivano dalle catapecchie a offrirci grandi mazzi di basilico. Su ogni ramo cantava una cicala. Dalle brulle montagne e dalle vallate occulte si elevavano immense nubi di fumo.