Tardo nel dire, più tardo nel comprendere, senza anima, senza scatti, senza entusiasmi, pare una cosa vuota, una povera cosa ridotta ad un esercizio meccanico.
L’altra sera, con la cortesia degli uomini tardi, volle per forza ch’io lo seguissi; doveva mostrarmi la sua casa, voleva farmi assaggiare la sua birra.
Andammo. La casa sorgeva in fondo a un vicoletto fra gli orti. Era deserta. Mehemed bey mi precedette per avvertir le donne che si nascondessero, e quando giunsi non udii che un fruscìo di rapidi passi su la ghiaia del giardino, ma nulla distinsi.
Sedemmo in una veranda coperta da un pergolato.
Dietro gli alberi neri sorgeva la luna rossa.
Una vecchia ci servì birra e cacio, cocomero e olive, carne secca e carne arrostita in pezzetti minuscoli e.... si bevve! La conversazione era penosa, ma come intenderci? Fra il francese, l’inglese e l’italiano il buon uomo aveva fatto tale confusione babelica da sbalordire.
— Drink! drink, my dear!... Kalò kalò!...
— Non bevo, sono astemio.
— Buvete buvete, c’est de la bierra et.... par consequence!
Il “par consequence„ era la conclusione di tutti i suoi discorsi e se il senso non correva tanto peggio per il senso.